Il settore auto è poco ambito dalle donne per due ragioni
La quarta edizione del Pink Motor Day ha fatto emergere dati significativi sulla scarsa presenza femminile nel settore automobilistico. Quest’anno, l’evento ha esteso il dibattito anche alle categorie protette, evidenziando le difficoltà nell’inserimento lavorativo.

Donne e settore auto: difficoltà di conciliazione e poche opportunità
Bilanciare vita privata e carriera nel settore automotive è ancora complicato, e le possibilità di crescita per le donne sono limitate. Questo spiega perché il numero di lavoratrici nel settore resta basso.
A confermarlo sono i dati presentati durante il Pink Motor Day, evento organizzato a Milano da LabSumo, con il patrocinio del Comune di Milano, ANIASA, UNRAE e il Centro Studi Valore D. Quest'anno, l'incontro ha approfondito anche i temi della diversità e inclusione, con l’obiettivo di rendere il mondo della mobilità più accessibile a tutti.

Quali sono le principali difficoltà?
Secondo un sondaggio condotto su 11 Paesi, tra cui l’Italia, solo il 7,7% delle donne considera il settore automotive come una buona scelta lavorativa.
Le criticità più segnalate sono:
Difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata (45%)
Elevata competizione e forte pressione lavorativa (44,7%)
Scarse possibilità di crescita professionale (42,9%)
Retribuzioni poco competitive (41,7%)
Nonostante alcune aziende, come Volvo, si stiano impegnando per ridurre il divario di genere – tanto da ricevere il Sandy Myhre Award 2025 – il settore rimane poco attrattivo per le donne.
Categorie protette: ancora troppe barriere all’ingresso
L’indagine ha evidenziato un altro problema: le aziende non rispettano gli obblighi di assunzione delle categorie protette.
In teoria, le imprese con:
15-35 dipendenti dovrebbero assumere almeno 1 lavoratore disabile
Più di 50 dipendenti dovrebbero riservare il 7% della forza lavoro a categorie protette
Nei fatti, molte aziende preferiscono pagare le sanzioni anziché assumere. Secondo la UIL Milano e Lombardia, nella sola Lombardia ci sarebbero 23.108 posti di lavoro disponibili per categorie protette, ma solo 7.200 lavoratori sono stati effettivamente assunti. Il risultato? Quasi 16.000 persone con disabilità restano escluse dal mondo del lavoro.
Il settore auto fatica ancora a garantire pari opportunità per donne e categorie protette. Servono iniziative concrete per favorire inclusione e crescita professionale.
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