Urso: per la gigafactory Stellantis di Termoli serve il supporto dell’Europa
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha incontrato il presidente della Regione Molise per discutere il futuro dello stabilimento Stellantis di Termoli e l’importanza di un piano europeo per la produzione di batterie.

Termoli: confermata la produzione di cambi automatici dal 2026
Lo stabilimento Stellantis di Termoli ha una certezza: dal 2026 inizierà a produrre cambi automatici a doppia frizione (eDCT), con un obiettivo di 300.000 unità all'anno per rispondere alla crescente richiesta di veicoli ibridi. Tuttavia, la trasformazione dell’impianto in gigafactory per la produzione di batterie è attualmente sospesa.
Su questo punto è intervenuto il ministro Adolfo Urso, sottolineando la necessità di un piano strategico a livello europeo per garantire la competitività dell’industria automobilistica.

La necessità di un piano industriale europeo
Il ministro Urso ha affrontato la questione insieme al presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, e all’assessore Andrea Di Lucente. Durante l’incontro, ha ribadito che l’Europa deve dotarsi di una politica industriale forte per garantire l’autonomia produttiva nel settore delle batterie.
Nel Piano d’azione per l’industria automotive UE, presentato dalla Commissione europea, si evidenzia la necessità di sviluppare nuove gigafactory in tutta l’Unione. Per questo, sono stati stanziati 1,8 miliardi di euro dal Fondo europeo per l’innovazione per il biennio 2025-2027, risorse che potrebbero essere integrate con aiuti di Stato.
Le gigafactory in Europa: il confronto con gli altri Paesi
L’Italia non è l’unico Paese a investire nella produzione su larga scala di batterie. In Germania, ad esempio, Tesla ha già attivato la sua gigafactory, mentre Volkswagen ha avviato un piano per realizzare impianti a Salzgitter, seppur ridimensionato rispetto ai progetti iniziali.
Per rimanere competitiva, l’Italia ha bisogno di un sostegno concreto dall’UE, che permetta di avviare la produzione di batterie sul territorio nazionale, evitando di dipendere dall’importazione asiatica.

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